IL PROCESSO di Franz Kafka

04 Marzo ore 21:00


KanterStrasse Teatro

di Franz Kafka

adattamento e drammaturgia
Francesco Niccolini
con
Gabriele Giaffreda, Eugenio Nocciolini, Simone Martini, Ciro Masella, Elena Miranda, Giacomo Rosa, Tazio Torrini
regia
Ciro Masella
scena e costumi
Eva Sgro'
luci Marco Santambrogio

una produzione

KanterStrasse Teatro


in coproduzione con

Armunia

Uthopia/tra Cielo e Terra

Comune di San Giovanni Valdarno

Centro Culturale Le Fornaci

Ginestra fabbrica della conoscenza


«Ogni uomo porta in se stesso una camera»

Franz Kafka


Questo non è un processo regolamentare.
Qui la giustizia, quella classica, non esiste più, o almeno non ha più valore.

Ognuno si fa la giustizia che vuole, e – se sei più forte – ti fai più giustizia: la tua.

E tutti gli altri, il quartiere, il paese, la città, lo stato subiscono la legge del più forte.

La subiscono? Forse la invocano, e la godono. Basta abituarsi.

Qui è saltato tutto.

Dimentichiamoci costituzione, valori, etica.

Una nuova tribù comanda, con i suoi totem e i suoi nuovi saggi.

E se tu sei finito fuori dalla grazie del signore, peggio per te.

Puoi essere punito in qualunque istante, anche se – magari – fino a un'ora prima eri amato e rispettato.

Tutto arbitrario. Tutto imperscrutabile.

Tutto privo di logica.

O forse è la logica che è cambiata, e ancora non riusciamo, tutti, ad abituarci. Ma è solo questione di tempo.

Basta eliminare le menti ritardate che non capiscono l'evolvere dei tempi e dei costumi.

Nulla di serio. Tutto grottesco. Da ridere.

Francesco Niccolini


Il Processo forse è un sogno. Il sogno di un uomo ridicolo. E quindi un sogno da ridere. O in cui qualcuno ci deride. Ride di noi, a crepapelle. E ci accusa. Ci calunnia. Ci perseguita. E alla fine…
E’ uno di quei sogni più veri della realtà. Quelli da cui ci si sveglia sudati. Col cuore che batte in
gola. O dai quali ci si sveglia col dubbio d’aver davvero sognato.
Il Processo forse è la sensazione strisciante d’essere colpevoli, il terrore d’avere comunque una
'macchia', qualunque, nascosta, segreta: la paura di non essere innocenti. Il Tribunale allora è senza pietà, perché è inconoscibile, si nasconde in un luogo sotterraneo, tra la coscienza e l’inconscio. Oppure anche questo fa parte del sogno?

Ciro Masella



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